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Nicola Bellini

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LA CONCENTRAZIONE E LO STILE ATTENTIVO
di Elisabetta Donato

 

La concentrazione è la capacità di focalizzare l’attenzione su di un compito (una gara sportiva) per un certo periodo di tempo, senza essere disturbati o influenzati da stimoli esterni e interni non pertinenti alla disciplina sportiva praticata; è un’operazione cognitiva che richiede all’atleta di:

  1. raccogliere informazioni esterne (provenienti dall’ambiente circostante) ed interne (stato psicofisiologico dell’organismo) attraverso gli organi di senso, gli analizzatori (visivo, uditivo, cinestesico, vestibolare e tattile);

  2. elaborare le informazioni (confronto delle informazioni in entrata con quelle già depositate in memoria; selezione delle informazioni, attivazione di processi decisionali, scelta e programmazione della risposta);

  3. eseguire la coordinazione del movimento;

Le connessioni tra la concentrazione e la prestazione sportiva sono state studiate in  particolar modo dalla teoria dell’elaborazione delle informazioni. Secondo questo approccio teorico, il trattamento delle informazioni (la selezione e la riebolazione) risulta imprescindibile per gli atleti che altrimenti dovrebbero elaborare parallelamente stimoli di natura differente, provenienti dall’interno e dall’esterno dell’organismo.

Gli atleti sono infatti bombardati continuamente, prima e durante una gara, da un’enorme mole di stimoli, alcuni dei quali sono inerenti la  prestazione sportiva, altri sono estranei ad essa, e quindi etichettati come stimoli distrattori. Gli stimoli distrattori comunemente ritrovabili nelle situazioni sportive sono collegati sia a stati interni che ad eventi esterni.

Quelli relativi agli stati interni sono ad esempio l’eccessivo controllo consapevole, i dubbi sulle proprie potenzialità, l’ansia che disturba i processi attentivi prima e durante la prestazione. Tra gli stimoli esterni distraesti possono essere elencati quelli improvvisi di tipo uditivo o visivo causati dal pubblico, dagli avversari, da un ambiente complessivamente rumoroso, ecc.

La capacità di ignorare le informazioni sensoriali marginali e di prestare attenzione solo a quelle importanti è di estrema rilevanza; si tratta di una caratteristica cognitiva che soprattutto contraddistingue l’atleta esperto dal principiante.

Nell’esecuzione di abilità motorie ben apprese gli esperti utilizzano maggiormente processi di elaborazioni automatizzati, piuttosto che controllati, che sono rapidi ed efficaci, si svolgono senza sforzo e consentono l’esecuzione di più attività contemporaneamente. Se però il compito è difficile oppure non familiare  sono di solito attivati processi consapevoli di controllo, più lenti, dispendiosi e con caratteristiche esecutive seriali (uno o pochi compiti alla volta).

Un’altra teoria che studia gli effetti degli stimoli distraesti sull’efficacia di un prestazione sportiva è la teoria psicosociale. L’assunto base di questo approccio sostiene che in abilità consolidate, ad esempio quelle che vengono messe in atto dal bowler, per passare dalla posizione di partenza  alla posizione di sgancio, se si utilizzano in modo inappropriato i processi consapevoli si producono effetti nocivi.

Questo potrebbe accadere se il bowler, per effettuare un’esecuzione accurata, cerca di controllare e programmare consapevolmente la coordinazione del suo movimento. I processi di regolazione cosciente infatti non contengono le informazioni necessarie inerenti le contrazioni muscolari e la coordinazione motoria.

A questo va aggiunta l’influenza causata dalle preoccupazioni o dalla paura dell’insuccesso che tendono ad aumentare l’impulso di porre sotto controllo la coordinazione del movimento, che però agisce in senso contrario, peggiorando l’accuratezza di esecuzione del gesto. I timori eccessivi, tendono a causare, a livello cognitivo, uno spostamento dell’attenzione verso pensieri negativi, che agiscono anch’essi come distrattori.  

Lo stile attentivo, collegato alla capacità di selezionare e ignorare certe informazioni non  pertinenti, può essere opportunamente adeguato alle richieste della disciplina sportiva. Lo stile attentivo è in funzione delle due dimensioni dell’attenzione: l’ampiezza, che definisce l’attenzione lungo un continuum ampio-ristretto e  la direzione, che è esterna-interna, cioè rivolta verso il soggetto o l’ambiente; da queste due dimensioni emergono quattro caratteristiche del focus attentivo: ampio-esterno, ampio-interno, ristretto interno, ristretto esterno.

Differenti situazioni sportive, anche all’interno della medesima disciplina sportiva, richiedono impegni attentivi diversi e l’atleta deve essere capace di modificare l’attenzione per adattarsi flessibilmente alle circostanze.  Analizziamo gli stili attentivi richiesti dal bowling.

Il bowling è un’attività che implica la coordinazione e la partecipazione di tutto il corpo che si muove nello spazio in modo preciso e scandito.

Prima di ogni lancio, il bowler  ha la possibilità, se riesce a isolarsi “psicologicamente” dagli altri, di prepararsi mentalmente e di prestare attenzione a tutti gli elementi utili alla prestazione. Il bowler deve valutare alcuni fattori situazionali quali ad esempio le condizioni delle piste, la luminosità del campo di gioco, il rumore (avversari, altoparlante, musica a forte volume), il tipo di bocce. Lo stile attentivo impiegato è pertanto, nei momenti che precedono l’inizio effettivo della gara, esterno e ampio. Poco prima del lancio, l’atleta è invece impegnato in un’esatta valutazione della propria tensione muscolare e del proprio stato di concentrazione.

L’atleta sviluppa perciò prima del suo turno, ovvero del lancio, un ampio focus attentivo interno per valutare la propria condizione fisica (battito cardiaco, respirazione) e il proprio livello di tensione delle braccia, della mano, degli occhi al fine di prepararsi nel migliore dei modi per l’esecuzione del tiro. Sviluppa anche un ristretto focus attentivo interno nel momento in cui visualizza dentro di sé il gesto tecnico che andrà ad eseguire.

Prima dei passi, l’atleta valuta, in particolare la tensione delle spalle Un focus attentivo interno viene usato anche per caricarsi psicologicamente e per sostituire pensieri negativi con pensieri positivi.

Prima di arrivare allo sgancio, entra in gioco uno stile attentivo ristretto verso l’esterno. In quel preciso momento qualsiasi voce interna o attenzione verso sé disturbano l’atleta dal proprio compito, anche quando questa avrebbe la funzione di caricare psicologicamente l’atleta, perché rischierebbero di innescare un controllo cosciente del movimento che avrebbe effetti nocivi sull’efficacia della cordinazione del movimento.

Dopo ogni colpo, l’atleta utilizza i risultati ottenuti per confermare la propria impostazione o modificarla laddove ritenga sia necessario. Lo stile attentivo pertanto torna ad essere ampio e orientato verso l’interno per permettere all’atleta di ricalibrare il tiro in funzione di uno stato psicofisiologico inevitabilmente modificato (tensione alle spalle, rigidità agli arti superiori, pensieri negativi o positvi, ecc.).

Potrebbe anche essere orientato all’esterno se l’atleta si trovasse costretto a riconsiderare elementi connessi all’ambiente esterno (errata valutazione delle condizioni pista). 

L’obiettivo di un atleta non diventa tanto quello, quindi, di imparare a concentrarsi ma deve essere quello di saper adottare lo stile attentivo richiesto dalla disciplina sportiva praticata e anche di sapere modificare repentinamente diversi stili attentivi.

Un bowler deve pertanto essere in grado di sapere:

  1. a cosa prestare attenzione (quali stimoli interni ed esterni selezionare, quali scartare, quali evitare di prendere in considerazione perché troppo distraesti);

  2. quando essere attenti (per alternare momenti di concentrazione a momenti di disattenzione perché è fisiologicamente impossibile riuscire a mantenere lo stesso grado di concentrazione per un lungo periodo);

  3. come mantenersi concentrati nei momenti critici durante i quali solitamente la risposta psico-emotiva induce l’atleta a dirigere la sua attenzione ad elementi distraesti piuttosto che a fattori che implementano la prestazione sportiva nella direzione di un successo sportivo.

Quando l’atleta impara a dirigere la propria attenzione soltanto verso gli stimoli che interessano il suo campo di azione, in un preciso momento della partita, vuol dire che ha imparato a utilizzare in modo completo, e al momento opportuno, le sue più affinate capacità fisiche, cognitive e tecniche e fornire, e quindi a eseguire una prestazione di alto livello.

Elisabetta Donato

- Psicologa -

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