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LA CONCENTRAZIONE E LO STILE ATTENTIVO
di Elisabetta Donato
La concentrazione è la capacità di focalizzare
l’attenzione su di un compito (una gara sportiva) per un certo periodo di
tempo, senza essere disturbati o influenzati da stimoli esterni e interni
non pertinenti alla disciplina sportiva praticata; è un’operazione cognitiva
che richiede all’atleta di:
-
raccogliere
informazioni esterne (provenienti dall’ambiente circostante) ed interne
(stato psicofisiologico dell’organismo) attraverso gli organi di senso,
gli analizzatori (visivo, uditivo, cinestesico, vestibolare e tattile);
-
elaborare le
informazioni (confronto delle informazioni in entrata con quelle già
depositate in memoria; selezione delle informazioni, attivazione di
processi decisionali, scelta e programmazione della risposta);
-
eseguire la
coordinazione del movimento;
Le connessioni tra la concentrazione e la
prestazione sportiva sono state studiate in particolar modo dalla teoria
dell’elaborazione delle informazioni. Secondo questo approccio teorico, il
trattamento delle informazioni (la selezione e la riebolazione) risulta
imprescindibile per gli atleti che altrimenti dovrebbero elaborare
parallelamente stimoli di natura differente, provenienti dall’interno e
dall’esterno dell’organismo.
Gli atleti sono infatti bombardati
continuamente, prima e durante una gara, da un’enorme mole di stimoli,
alcuni dei quali sono inerenti la prestazione sportiva, altri sono estranei
ad essa, e quindi etichettati come stimoli distrattori. Gli stimoli
distrattori comunemente ritrovabili nelle situazioni sportive sono collegati
sia a stati interni che ad eventi esterni.
Quelli relativi agli stati
interni sono ad esempio l’eccessivo controllo consapevole, i dubbi sulle
proprie potenzialità, l’ansia che disturba i processi attentivi prima e
durante la prestazione. Tra gli stimoli esterni distraesti possono essere
elencati quelli improvvisi di tipo uditivo o visivo causati dal pubblico,
dagli avversari, da un ambiente complessivamente rumoroso, ecc.
La capacità di ignorare le informazioni
sensoriali marginali e di prestare attenzione solo a quelle importanti è di
estrema rilevanza; si tratta di una caratteristica cognitiva che soprattutto
contraddistingue l’atleta esperto dal principiante.
Nell’esecuzione di
abilità motorie ben apprese gli esperti utilizzano maggiormente processi di
elaborazioni automatizzati, piuttosto che controllati, che sono rapidi ed
efficaci, si svolgono senza sforzo e consentono l’esecuzione di più attività
contemporaneamente. Se però il compito è difficile oppure non familiare
sono di solito attivati processi consapevoli di controllo, più lenti,
dispendiosi e con caratteristiche esecutive seriali (uno o pochi compiti
alla volta).
Un’altra teoria che studia gli effetti degli stimoli distraesti
sull’efficacia di un prestazione sportiva è la teoria psicosociale.
L’assunto base di questo approccio sostiene che in abilità consolidate, ad
esempio quelle che vengono messe in atto dal bowler, per passare dalla
posizione di partenza alla posizione di sgancio, se si utilizzano in modo
inappropriato i processi consapevoli si producono effetti nocivi.
Questo
potrebbe accadere se il bowler, per effettuare un’esecuzione accurata, cerca
di controllare e programmare consapevolmente la coordinazione del suo
movimento. I processi di regolazione cosciente infatti non contengono le
informazioni necessarie inerenti le contrazioni muscolari e la coordinazione
motoria.
A questo va aggiunta l’influenza causata dalle preoccupazioni o
dalla paura dell’insuccesso che tendono ad aumentare l’impulso di porre
sotto controllo la coordinazione del movimento, che però agisce in senso
contrario, peggiorando l’accuratezza di esecuzione del gesto. I timori
eccessivi, tendono a causare, a livello cognitivo, uno spostamento
dell’attenzione verso pensieri negativi, che agiscono anch’essi come distrattori.
Lo stile attentivo, collegato alla capacità di
selezionare e ignorare certe informazioni non pertinenti, può essere
opportunamente adeguato alle richieste della disciplina sportiva. Lo stile
attentivo è in funzione delle due dimensioni dell’attenzione: l’ampiezza,
che definisce l’attenzione lungo un continuum ampio-ristretto e la
direzione, che è esterna-interna, cioè rivolta verso il soggetto o
l’ambiente; da queste due dimensioni emergono quattro caratteristiche del
focus attentivo: ampio-esterno, ampio-interno, ristretto interno, ristretto
esterno.
Differenti situazioni sportive, anche all’interno della medesima
disciplina sportiva, richiedono impegni attentivi diversi e l’atleta deve
essere capace di modificare l’attenzione per adattarsi flessibilmente alle
circostanze. Analizziamo gli stili attentivi richiesti dal bowling.
Il bowling è un’attività che implica la
coordinazione e la partecipazione di tutto il corpo che si muove nello
spazio in modo preciso e scandito.
Prima di ogni lancio, il bowler ha la
possibilità, se riesce a isolarsi “psicologicamente” dagli altri, di
prepararsi mentalmente e di prestare attenzione a tutti gli elementi utili
alla prestazione. Il bowler deve valutare alcuni fattori situazionali quali
ad esempio le condizioni delle piste, la luminosità del campo di gioco, il
rumore (avversari, altoparlante, musica a forte volume), il tipo di bocce.
Lo stile attentivo impiegato è pertanto, nei momenti che precedono l’inizio
effettivo della gara, esterno e ampio. Poco prima del lancio, l’atleta è
invece impegnato in un’esatta valutazione della propria tensione muscolare e
del proprio stato di concentrazione.
L’atleta sviluppa perciò prima del suo
turno, ovvero del lancio, un ampio focus attentivo interno per valutare la
propria condizione fisica (battito cardiaco, respirazione) e il proprio
livello di tensione delle braccia, della mano, degli occhi al fine di
prepararsi nel migliore dei modi per l’esecuzione del tiro. Sviluppa anche
un ristretto focus attentivo interno nel momento in cui visualizza dentro di
sé il gesto tecnico che andrà ad eseguire.
Prima dei passi, l’atleta valuta, in particolare
la tensione delle spalle Un focus attentivo interno viene usato anche per
caricarsi psicologicamente e per sostituire pensieri negativi con pensieri
positivi.
Prima di arrivare allo sgancio, entra in gioco
uno stile attentivo ristretto verso l’esterno. In quel preciso momento
qualsiasi voce interna o attenzione verso sé disturbano l’atleta dal proprio
compito, anche quando questa avrebbe la funzione di caricare
psicologicamente l’atleta, perché rischierebbero di innescare un controllo
cosciente del movimento che avrebbe effetti nocivi sull’efficacia della
cordinazione del movimento.
Dopo ogni colpo, l’atleta utilizza i risultati
ottenuti per confermare la propria impostazione o modificarla laddove
ritenga sia necessario. Lo stile attentivo pertanto torna ad essere ampio e
orientato verso l’interno per permettere all’atleta di ricalibrare il tiro
in funzione di uno stato psicofisiologico inevitabilmente modificato
(tensione alle spalle, rigidità agli arti superiori, pensieri negativi o
positvi, ecc.).
Potrebbe anche essere orientato all’esterno se l’atleta
si trovasse costretto a riconsiderare elementi connessi all’ambiente esterno
(errata valutazione delle condizioni pista).
L’obiettivo di un atleta non diventa tanto
quello, quindi, di imparare a concentrarsi ma deve essere quello di saper
adottare lo stile attentivo richiesto dalla disciplina sportiva praticata e
anche di sapere modificare repentinamente diversi stili attentivi.
Un bowler deve pertanto essere in grado di
sapere:
-
a cosa prestare
attenzione (quali stimoli interni ed esterni selezionare, quali scartare,
quali evitare di prendere in considerazione perché troppo distraesti);
-
quando essere attenti
(per alternare momenti di concentrazione a momenti di disattenzione perché
è fisiologicamente impossibile riuscire a mantenere lo stesso grado di
concentrazione per un lungo periodo);
-
come mantenersi
concentrati nei momenti critici durante i quali solitamente la risposta
psico-emotiva induce l’atleta a dirigere la sua attenzione ad elementi
distraesti piuttosto che a fattori che implementano la prestazione
sportiva nella direzione di un successo sportivo.
Quando l’atleta impara a dirigere la propria
attenzione soltanto verso gli stimoli che interessano il suo campo di
azione, in un preciso momento della partita, vuol dire che ha imparato a
utilizzare in modo completo, e al momento opportuno, le sue più affinate
capacità fisiche, cognitive e tecniche e fornire, e quindi a eseguire una
prestazione di alto livello.
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